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Migranti verso l'Europa: il problema è solo italiano?

di ACG

In questi ultimi giorni le differenti scelte fatte dalle singole realtà, governi e le Ong,  in tema di logistica e riorganizzazione del flusso migratorio nel Mediterraneo hanno fatto crescere i toni e le preoccupazioni di carattere politico e diplomatico.

Il protocollo d’intesa su cui il governo Gentiloni ha voluto che le Ong confluissero, accettandone le condizioni proposte da un lato e la scelta da parte di Tripoli di creare una zona di ricerca e salvataggio (Sar) - che arriva fino a 190 miglia nautiche dalla costa, interdetta alle Ong senza l’autorizzazione delle autorità libiche, ha avviato verso un progressivo disimpegno delle ong. Se però l’italia e l’Unione Europea hanno voce univoca. La Libia risponde a due realtà sostanzialmente differenti. il premier del governo di Tripoli Fayez Sarraj ha chiesto a Roma un sostegno navale per pattugliare le coste libiche, per contrastare il traffico di esseri umani. Da Tobruk il generale Khalifa Haftar ha minacciato azioni militari contro le navi italiane e di una sorta di neocolonialismo. Di fatto il problema è di carattere più dialettico. I due governi libici fanno ciascuno prevalere la necessità di riaffermare il primato della sovranità nazionale sull’eventuale confronto con la diplomazia internazionale che paradossalmente, intaccherebbe la continuità politica dei due leaders. Nota a margine della vicenda: Tripoli è firmataria della convenzione Onu per il diritto del mare, che fissa le zone di influenza dei singoli Paesi. Così ha avviato la notifica per l’attivazione della Sar all’organo competente, ossia l’Organizzazione marittima internazionale. Mentre Haftar, che governa l’altra metà del paese, ha assicurato che con 20 miliardi dell’Ue nei prossimi venti anni potrebbe far fronte alla minaccia che si sta manifestando ai confini meridionali della Libia e chiudendo la strada ai flussi, come ha fatto Erdogan in Turchia. Di fatto le due sponde del potere libico cercano di accreditare il Paese come attore regionale forte e influente, dopo tutti questi anni di caos post-Gheddafi. Non c’è molto tempo. Serve unità di intenti, ma ancor più sarebbe opportuno ragionare sul tipo di intervento e non sulla prossima campagna elettorale. Detto questo serve un Governo italiano compatto, ed un’unità di intenti con la CEI rafforza la progettualità, rendendo gli obiettivi meno improbabili. Poi l’Unione Europea ci aiuterà? Siamo sul limes dell’Europa, qualcuno direbbe una provincia dell’impero, da sostenere comunque però. Questo per evitare l’inevitabile collasso di un paese in cui la disomogeneità stà sfasciando l’intero sistema sociale ed economico.

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