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I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari

da Redazione

a Corte dei conti ha inviato al Parlamento la Relazione annuale su “I rapporti finanziari con l’Unione Europea e l’utilizzazione dei fondi comunitari”, predisposta dalla Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali, con riferimento all’esercizio finanziario 2016. 
La Relazione ha esaminato i flussi finanziari e gli stati di attuazione delle politiche economiche, raffrontando ove possibile i dati relativi alla Programmazione 2007-13 con quella della Programmazione in corso 2014-20.


Con riferimento ai flussi finanziari tra l’Unione Europea e l’Italia, con specifico riferimento all’esercizio 2016, si è constatata una diminuzione dell’apporto italiano al finanziamento del bilancio dell’Unione: 15,7 miliardi, che corrispondono a una flessione del 4,7 per cento rispetto al 2015. Anche sul versante delle somme accreditate all’Italia per l'attuazione delle Politiche europee, si è registrato un decremento rispetto al precedente esercizio (da 12,07 miliardi a 11,3, pari a -6%), frutto di un minor assorbimento di risorse dai Fondi europei dopo l’accelerazione di spesa dell’anno 2015, ultimo del ciclo di Programmazione 2007-2013, e pertanto fortemente condizionato dalle esigenze di pagamento della fase conclusiva. Ne è risultata sostanzialmente invariata la posizione di contributore netto (propria degli Stati membri che ottengono assegnazioni di entità inferiore rispetto alle contribuzioni che versano al bilancio comunitario), nella quale il nostro Paese si trova da molti anni. Il contributo netto dell’Italia - pari a 4,4 miliardi nel 2016 – è risultato analogo a quello registrato nel 2015, collocando il nostro paese al quinto posto tra i maggiori contributori netti, dopo Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi.
Tuttavia, la sola considerazione dei saldi finanziari, costantemente negativi per il nostro Paese, non esaurisce l’analisi economica dei costi e dei benefici derivanti dalla partecipazione all’Unione Europea. A rendere più evidenti i benefici, potrebbe contribuire in futuro un più diretto collegamento tra risorse devolute all’Europa e finanziamento di “beni pubblici europei” (quali ad esempio la stabilità finanziaria, lo sviluppo sostenibile, la protezione ambientale), nel quadro della riforma del sistema delle risorse proprie attualmente in corso di discussione.
L’analisi si è dunque focalizzata sui livelli di attuazione delle politiche di coesione socio-economica, di cooperazione territoriale, della pesca e agricola comune, costruendo un’analisi degli effetti, in termini di attuazione, delle innovazioni procedurali che hanno interessato il nuovo periodo di programmazione 2014-2020. Il dato comune che emerge da tale analisi è che la Programmazione 2007-13, pur partita con forti ritardi, ha poi recuperato, sul piano dell’attuazione, rispetto agli obiettivi di spesa, chiudendosi con un risultato vicino all’integrale assorbimento delle risorse europee assegnate all’Italia (anche se per la politica agricola comune e per quella della pesca si sono osservati risultati disomogenei, sia nel dettaglio territoriale, che per tipologia di intervento). Si tratta di un risultato indubbiamente positivo, specialmente in un contesto di generale contrazione degli investimenti pubblici, in cui le risorse programmate nel quadro delle Politica europee hanno rappresentato la principale fonte di finanziamento della spesa di sviluppo. Tale risultato è frutto di un notevole sforzo gestionale da parte delle autorità responsabili dei Programmi e di innovative soluzioni di flessibilità concordate con la Commissione Europea. Altrettando comune appare il dato relativo al ritardo strutturale nell’attuazione degli interventi previsti nel nuovo periodo di Programmazione 2014-2020, dove la capacità di spesa e di pagamento è ben lungi da registrare i livelli attesi, considerando che si è giunti a metà del ciclo di Programmazione, e presenta il rischio di compromettere seriamente gli intenti di miglioramento delle performance rispetto al ciclo precedente, promossi dalle innovazioni procedurali poste in essere.
La relazione, si è, peraltro, soffermata sul tema delle infrazioni, delle irregolarità e frodi, nonché delle iniziative di promozione della legalità e della correttezza, nelle procedure di attuazione e di spesa delle amministrazioni coinvolte. Con riferimento alle infrazioni, anche nel 2016, continuano a destare preoccupazione i dati relativi alle procedure aperte contro l’Italia per violazione della normativa europea e ai riflessi finanziari a carico del bilancio nazionale, in termini di ingenti esborsi per penali (oltre 400 milioni negli ultimi 5 anni). Con riferimento alle irregolarità e frodi, a danno del bilancio dell'UE, nel 2016, gli importi irregolari da recuperare sono risultati elevati (la casistica più ricorrente ha interessato la violazione della normativa sugli appalti), con un’incidenza maggiore per i Programmi Operativi Nazionali (65,6%) rispetto ai programmi regionali (34,4%) e con situazioni di maggiore criticità nel Meridione. 
A conclusione del rapporto, infine, per tracciare un quadro più completo del ruolo di controllo svolto dalla Corte dei conti, è presentata una sintesi delle analisi e dei dati emersi dalle attività delle Sezioni regionali di controllo, in relazione all’utilizzazione dei fondi comunitari nelle singole regioni.

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