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Commissione UE: Italia elimini imposta regionale sulla benzina

da Redazione

La Commissione europea vuole che l'Italia elimini l'imposta regionale sulla benzina perché contraria al diritto dell'Unione.

La richiesta è stata messa per iscritto in una lettera di messa in mora inviata alle autorità italiane, prima tappa della procedura d'infrazione che, nel suo ultimo stadio, potrebbe portare il Paese davanti alla Corte di giustizia Ue. L'Irba (Imposta regionale sulla benzina per autotrazione) è in vigore dal primo gennaio 2012 e corrisponde a una tassa di circa 2 centesimi su ogni litro di carburante erogato. Si tratta di un'imposta che "non persegue scopi specifici, ma punta solo a obiettivi di bilancio, cosa contraria al diritto dell'Unione", scrive la Commissione in una nota. L'Italia ha ora due mesi per rispondere all'invito di Bruxelles, che potrebbe anche decidere di portare avanti la procedura d'infrazione inviando a Roma un parere motivato.
Guai in vista per il nostro Paese anche per quanto concerne le acque reflue. La Commissione europea ha deciso infatti di dare due mesi di tempo all'Italia, nell'ambito della procedura d'infrazione già aperta, per rispondere all'ennesima sollecitazione per mettere a norma le reti fognarie e i depuratori di 276 comuni con oltre 2.000 abitanti al fine di trattare adeguatamente le acque reflue. Se l'Italia non fornirà una risposta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere al deferimento del Paese alla Corte di giustizia Ue. La procedura d'infrazione odierna è il quarto procedimento di questo tipo ad essere avviato da Bruxelles nei confronti dell'Italia per la non conformità alle norme Ue delle reti fognarie e degli impianti di depurazione di centinaia di comuni.  La prima procedura risale al 2004 e ha portato lo scorso maggio la Corte di giustizia a condannare l'Italia al pagamento di una multa da decine di milioni di euro relativamente alla situazione esistente in 74 comuni. Il secondo procedimento aperto ha avuto inizio nel 2009 e si riferisce alle acque reflue in zone sensibili. All'Italia è stata indirizzata una lettera di messa in mora. Se si dovesse arrivare al parere motivato e al successivo deferimento alla Corte di giustizia, i giudici
europei, in questo caso, potrebbe applicare sanzioni pecuniarie. C'è poi una terza procedura in corso che riguarda 758 agglomerati urbani e si trova nella fase di parare motivato complementare, ultimo passo prima di approdare eventualmente alla Corte di giustizia. Nel caso odierno, invece, prima di approdare alla Corte il procedimento dovrà arrivare alla fase di parere motivato.  In una nota la Commissione ricorda che in base alle norme europee, città e centri urbani sono tenuti a realizzare le infrastrutture necessarie per la raccolta e il trattamento delle loro acque reflue urbane poiché esse, se non trattate adeguatamente, possono comportare un rischio per la salute e inquinano i laghi, i fiumi, il terreno e le acque costiere e sotterranee. "Sebbene l'Italia sia già stata sottoposta a tre distinte procedure di infrazione per varie violazioni delle prescrizioni della direttiva - conclude la nota - una valutazione degli ultimi dati presentati" dal governo "evidenzia che anche un numero considerevole (276) di agglomerati di dimensioni più ridotte viola gli obblighi fondamentali di raccolta, trattamento e monitoraggio. Vista l'entità di tali carenze, la Commissione ha quindi inviato una lettera di messa in mora. Le autorità italiane dispongono di due mesi per rispondere; in caso contrario, la Commissione potrà decidere diinviare un parere motivato". 

 

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