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Quali prospettive per la politica italiana

Non credo si ricordi un momento politico tanto incerto e difficile, dilatato da una crisi di sistema internazionale che non ha precedenti. Sono cambiati i protagonisti, ma ancor più l’approccio ai problemi, le modalità ed i tempi della politica, e questo nel nostro paese e non solo.

I fattori sociali e la crisi economica hanno compromesso la percezione del ruolo della politica o meglio ancora dei partiti. Ed oggi in Italia gli ultimi sondaggi le formazioni politiche che meno di altre assomigliano ad un partito, considerato nella sua accezione più classica, sembrano quelle vincenti. Una rivoluzione copernicana che ha ribaltato anche il ruolo ed il profilo del leader, chiamato oggi ad essere protagonista. L’opinione pubblica prova disagio e di questo non possiamo esserne sorpresi.  Per anni abituati ad essere attori di una politica portata alla mediazione sino all’estremo, oggi il politico  è sinceramente e per lo più disorientato nel rapporto con un elettorato sfilacciato con obiettivi sovente sacrificati di fronte all’emergenza quotidiana. Un tempo nel corridoio dei Passi Perduti attiguo all’emiciclo parlamentare si decidevano le crisi ed i governi, poi Palazzo Grazioli e quindi il Nazzareno. Oggi di fronte all’incertezza i più invocano la piazza e questo rappresenta il peggiore degli  errori che si possa commettere. Delegittimando le istituzioni ed il sistema si indebolisce il paese, se ne rendono sterili i tentativi di crescere. E questo passaggio deve essere garantito dalla continuità o dall’alternanza politica di cui i partiti sono il traino. In questo frangente il saper rispondere alle esigenze del paese prevale sull’idealità politica e diventa l’elemento essenziale nel rapporto con un elettorato che le scelte politiche recenti hanno minimizzato e ridicolizzato. Mai come in questo momento necessitiamo di uno stato laico, non manicheo, capace di riformare mantenendo alto il livello di continuità democratica e salvaguardando le istituzioni, che nel resto d’Europa sono difese e protette.  Non è il momento questo per stabilire chi siano i responsabili del difficile momento che il nostro paese sta vivendo, ma di una forte chiamata alla responsabilità di ciascuno. Il paese deve cambiare ed è quanto mai importante che questo accada presto. Ma non con una legge elettorale che in questi ultimi vent’anni è stato il grimaldello della campagna elettorale delle differenti  maggioranze, ma dallo Stato e di questo se ne facciano carico le Camere.  Un paese moderno  deve garantire l’alternanza politica, ma anche la capacità decisionale da parte delle istituzioni e il non prevalere della politica nella gestione  dello Stato. Il dibattito è aperto,ma mentre discutiamo sulla legittimità  di opposizione rivendicata da d’Alema, le confuse aspirazioni dei penta stellati, la solitudine dei neocentristi, i redivivi forzisti ed i leghisti che dalla vittoria di Trump hanno ritrovato verve e coraggio. Ma in fondo a noi, agli italiani importa si la salute della politica italiana, soprattutto in funzione al percorso istituzionale che le formazioni politiche dovrebbero garantire. Non c’è molto tempo: le Istituzioni sono la spina dorsale del paese e sono essenziale perché garanzia di continuità. L’Europa ci aspetta e credo passerebbe sui ritardi di sviluppo economico ed anche sul deficit strutturale di cui l’Italia soffre, non credo sui ritardi nel riassetto delle istituzioni che devono e dovranno essere rivitalizzate. Ecco sul tappeto l’obiettivo, ed i tempi stretti per raggiungerlo tracceranno il futuro del paese  che non può più stare in fondo al carro europeo 

 

Alessandro Claudio Giordano

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