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Il cattolicesimo e la politica italiana

Il carro della politica italiana sembra percorrere una stradicciola dal fondo sconnesso. Ad ogni sasso, un salto di ruota, uno sbandamento pericoloso, qualche volta a sinistra qualche volta a destra, poi una sterzata per riprendere il cammino.

Così i programmi e le proposte delle formazioni politiche occupano la quotidianità dell’opinione pubblica ormai sorpresa ed arrabbiata. Il dibattito però, oggi manca di analisi e soprattutto si è appiattito su posizioni standardizzate e condizionate più dall’emergenza della quotidianità che da scelte di prospettiva. Questo anche perché oggi è venuto meno il confronto ideologico e tra le parti, con gli anni, il cattolicesimo politicamente impegnato si è ridimensionato con la diaspora democristiana ed è di fatto scomparso dalla scena politica. Quel cattolicesimo a volte liberale, a volte sociale si è parcellizzato ed è minoranza in tutte le realtà in cui vive, sia nel contesto del centro sinistra che nel centro destra. Quindi non mi soffermerei troppo sulle ragioni per le quali una realtà come quella cattolica non è più il traino della politica italiana, piuttosto verificherei le condizioni della rinascita di una sorta di nuovo neo guelfismo, così come prospettato dal Gioberti in epoca mazziniana. In buona sostanza ci sono oggi le condizioni perché un neo movimentismo cattolico possa condizionare idealmente e politicamente le sorti del paese?

Se partissimo dai numeri parleremmo di una realtà trasversale proprio per un problema di geografia politica. E converremmo che i più si sono piegati alla ragion di partito o di seggio, ed hanno scelto l’agone politico, diremmo meglio lo scranno, limitando al perimetro parrocchiale l’idealità cattolica di ciascuno. Raccontandosi, Giulio Andreotti confessava di essersi recato spesso alla messa con Alcide de Gasperi “…si De Gasperi parlava con Dio io di voti con il prete”.  Vero quello era il Partito Popolare e più tardi ci sarebbe stata la Democrazia Cristiana, ma oggi siamo all’anno zero dell’impegno cattolico in politica. Diremmo allora che una situazione tanto drammatica non si registrava dal Patto Gentiloni del 1913. Quali sono allora le prospettive? Poche se consideriamo l’attuale assetto politico. Poche anche se consideriamo la leadership cattolica ed i suoi attori. Paradossalmente l’idealità liberal cattolica che mosse De Gasperi verso l’integrazione europea, oggi è mortificata quotidianamente da un movimentismo anti europeista che è fuori dalla storia. Paradossalmente l’elettorato cattolico svincolato dai legacci di partito non rivendica unità di intenti, ma si muove a soggetto in un paese che storicamente è alla continua ricerca di laicità nelle istituzioni. Così per evitare l’oblio servirebbe un buon progetto liberal democratico oppure un leader dalle doti taumaturgiche, o con meno sforzo una legge elettorale, santa medicina mai fuori prontuario per gravi crisi di idealità ed identità.

Alessandro Claudio Giordano

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