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Il nobel alle onde gravitazionali ed a interstellar

di Piero Giuseppe Goletto

Notizia di ieri, Rainer Weiss (MIT), Barry Parish e Kip Thorne (Caltech) vincono il Premio Nobel per la Fisica in virtù della rilevazione delle onde gravitazionali. Qui siamo dentro la Relatività Generale di Albert Einstein, il quale introdusse il concetto di spaziotempo e teorizzò matematicamente che collisioni di oggetti di massa spaventosa avrebbero generato distorsioni.

Sembra fantascienza è invece si tratta di una cosa talmente tanto reale che il 14 Settembre 2015 ilrilevatore sperimentale LIGO ha misurato due deboli onde gravitazionali provenienti dalla collisione di due buchi neri avvenuta a 1,3 milioni di anni luce dalla Terra. Nella circostanza due buchi neri la cui massa è pari a 30 volte la massa solare entrarono in collisione; l’urto liberò onde gravitazionali equivalenti a tre volte la massa solare nell’arco di tempo di meno di un secondo.

Fino ad ora i “buchi neri” erano un concetto parecchio elusivo, perché “non si possono vedere”. Sì, la teoria della Relatività Generale e i successivi approfondimenti autorizzano l’ipotesi che tali oggetti esistessero.

Tuttavia non erano mai stati veramente rivelati. Un buco nero si forma quando stelle di massa all’incirca superiore al triplo di quella solare collassano creando un oggetto la cui attrazione gravitazionale è così forte che neppure la luce può sfuggire. Attorno al buco nero è presente un “orizzonte degli eventi”: in quel punto materia e luce possono solo fluire verso l’interno del buco nero per effetto dell’attrazione gravitazionale e precipitano verso la singolarità, il cuore del medesimo.

Tutto questo non serve solo a fare un film premio Oscar per gli effetti speciali come Interstellar (alla cui scrittura aveva collaborato proprio Kip Thorne). La scoperta delle onde gravitazionali apre un mondo di osservazioni (è come quando fu inventato il telescopio) e potrebbe avere ricadute pratiche. Diciamo questo perché la scoperta, quarant’anni fa, del positrone ha consentito di realizzare una tecnica diagnostica come la tomografia a emissione di positroni che è comunemente utilizzata con successo clinico negli ospedali.

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