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Quarant'anni con Meteosat

di Piero Giuseppe Goletto

In questi giorni ricorrono i 40 anni dal lancio e attivazione del primo satellite artificiale meteorologico Meteosat. Si tratta, per capirci, di quei satelliti di cui vediamo le immagini e le elaborazioni grafiche ogni qual volta leggiamo o seguiamo in televisione o su Internet le previsioni meteo.I satelliti Meteosat sono collocati in orbita geostazionaria, sopra l’Equatore, in modo da riprendere in modo particolare il continente Europeo e l’Africa del Nord.

L’orbita geostazionaria è strategica. Infatti, un satellite che si trovi a 35.790 km dalla superficie terrestre appare all’osservatore terrestre fermo sopra di lui, in realtà il satellite si muove in modo  sincronizzato con la Terra e percorre un’orbita in 23 ore e 56 minuti. Un satellite posto in tale orbita può osservare quasi un intero emisfero terrestre, poiché l'ampiezza del suo orizzonte equivale ad un cerchio con un diametro di circa 11 500 km, che è sempre centrato sull’equatore.

L’orbita geostazionaria della Terra è anche chiamata Orbita di Clarke, perché Arthur C. Clarke, scrittore di fantascienza famoso soprattutto l’ideazione della trama di 2001 Odissea nello Spazio immaginò l’utilizzo dell’orbita geostazionaria per i satelliti dedicati alle telecomunicazioni.

La prima generazione di satelliti Meteosat forniva immagini fotografiche, infrarosse e immagini del vapore acqueo. L’efficienza di questi satelliti è stata tale che solo nella primavera di quest’anno sono stati disattivati. L’evoluzione delle previsioni meteorologiche (sempre più diffuse e sempre più di uso immediato9 e, in particolare, l’utilizzo di modelli matematici, ha imposto a partire dal 2004 l’attivazione di una seconda generazione di satelliti: pertanto alla fine di aprile 2013 la nuova generazione di satelliti Meteosat-7, -8, -9 e -10 erano tutti operativi contemporaneamente.

Nel frattempo EUMETSAT, l’ente europeo che gestisce questa pattuglia di satelliti artificiali (tecnicamente una “costellazione”), sta lavorando a progettare una nuova generazione di satelliti che dovrà operare per 20 anni. A partire dal 2007 questi satelliti sono affiancati dalla serie di satelliti Metop, che percorrono un’orbita polare. Anche questi satelliti sono stati concepiti in funzione dei modelli matematici. I satelliti di nuova generazione forniscono infatti sia immagini fotografiche che consentono la documentazione dei fenomeni atmosferici, sia dati quantitativi che possono essere utilizzati direttamente all’interno dei modelli numerici. Da soli i satelliti Metop forniscono ¼ di tutti i dati necessari a questo scopo. Altri satelliti specializzati consentono analisi mirate rispetto ad alcune caratteristiche del globo terrestre. E’ questo il caso dei satelliti Sentinel, dedicati allo studio del mare; dei satelliti Jason, che servono allo studio delle precipitazioni e della meteorologia marina. Gli Stati Uniti – per fare un esempio – dispongono dei satelliti artificiali della serie GOES, sostanzialmente equivalente al Meteosat e che, nelle sue evoluzioni più recenti, è anche in grado di elaborare dati relativi alla meteorologia solare cioè allo studio del comportamento del Sole e della sua relazione con la Terra.

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