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Chi possono essere gli utenti dei servizi di una smart city?

di Piero Giuseppe Goletto

Sinora abbiamo parlato di tecnologia. Ma come si individuano gli utenti dei servizi di Smart City? Questo è un aspetto delicato e importante perché è pensando ai potenziali fruitori che l’iniziativa potrà risolversi in un successo. Tralasciamo, in questa sede, gli aspetti legati alla tutela dei dati, che tratteremo successivamente.

La letteratura in tema di smart city suggerisce di partire dal basso, cioè dall’indagine sugli effettivi bisogni dei cittadini e di chi vive nella città, dalle loro esperienze ed esigenze e dall’affidabilità di tali scelte tecnologiche.

Gli “artefatti” ipotizzati si trasformeranno quindi in “fatti”, cioè realizzazioni concrete, per effetto di negoziazioni ed accordi tra tutti i soggetti interessati; la loro implementazione non potrà che essere coerente con il contesto.

Questi stessi “artefatti” sono scelti in funzione delle infrastrutture che si decide di includere nella smart city. Sono “artefatti” perché sono costruiti in un dato contesto e momento storico, sulla base di scelte politiche, di budget e di cultura locale. Questi sono elementi tanto importanti quanto le tecnologie. L’elemento più importante sono le persone e soprattutto i residenti: a monte di un “artefatto” componente di una smart city occorre individuare chi userà il servizio incorporato nell’applicazione, di quali siano i “casi d’uso” e pertanto di idee implicite o esplicite. La scelta della soluzione tecnica non è quindi “oggettiva” o “apolitica” anzi potrebbe riflettere priorità stabilite attraverso scelte politiche. Scelte che, se incentrate solo su un’innovazione tecnologica fine a se stessa, rendono il progetto debole.

In realtà il progetto di una smart city può influire sul modo come si spostano i cittadini e su come questi vivono la loro città. Un progetto sbagliato potrebbe accentuare situazioni di svantaggio di alcuni quartieri.

La necessità, in sede di progetto, è dunque approcciare l’introduzione della smart city in modo interdisciplinare, in modo da comprendere le relazioni tra i cittadini e la città (cosa comunque non da poco) e garantire accesso e inclusione per tutti.

La progettazione deve rispondere tra l’altro ad alcune domande: in che modo vengono incluse nello sviluppo della soluzione progettuale la massima parte delle esperienze utente, in modo da garantire la più ampia diffusione delle applicazioni smart city? Fino a che punto le figure tecniche sono responsabilizzate circa il rispetto delle esigenze delle diverse categorie di cittadini?

Nel momento in cui la smart city è operativa, poi, occorre che i dati raccolti siano condivisi con i cittadini in modo che questi possano assumere in modo informato le proprie scelte di vita quotidiana, e che siano consapevoli dell’influenza dei loro comportamenti, per esempio, sui livelli di inquinamento, sull’andamento del traffico, sulle opportunità di uso dei mezzi pubblici.

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