Disabilità ed abbattimento delle barriere architettoniche: intervista a Filippo Blengino
di Alessandro Claudio Giordano
Abbiamo affrontato il tema della disabilità e dell’abbattimento delle barriere architettoniche con Filippo Blengino, esponente del Partito Radicale “Gianfranco Donadei” sezione di Cuneo. Con lui abbiamo cercando di fare un’analisi e la sensibilizzazione su un aspetto importante della nostra società. Per dare un’idea della vastità del tema trattato, abbiamo volutamente mutuato dati e percentuali dai rapporti degli enti specialistici. I dati letti così sono crudi, però devono dare traccia del problema e sensibilizzare una comunità che oggi deve essere posta di fronte ai fatti.
D. - Che cosa significa la disabilità per te?
R. - Disabilità significa diversità. Ho sempre rifiutato la retorica del "poverino" perché, magari, in sedia rotelle. Penso che una società basata sul compatire e che etichetta una persona per le proprie caratteristiche fisiche o mentali, sia una società malata. Compito dello Stato e rimuovere quegli ostacoli che creano diseguaglianza
D. -Spesso sentiamo parlare di inclusione. La nostra società è davvero attenta alla diversità?
R. - Lo è sicuramente più di un tempo, e credo che le nuove generazioni siano molto più attente a questi temi. Rimane però una disparità importante.
D. - Cuneo è la tua città. A che punto è la battaglia contro le barriere architettoniche?
R. - Proprio recentemente ho avuto un riscontro positivo dagli uffici comunali per alcune barriere architettoniche segnalate nei pressi dell'ospedale, che verranno abbattute nel prossimo periodo. Quando mi è capitato di parlare con delle persone che utilizzano la carrozzina per spostarsi, mi hanno spesso raccontato di una città abbastanza agibile, anche se c'è ancora moltissimo da migliorare: anche un marciapiede dissestato o con la ghiaia piuttosto che piastrelle, scivoli troppo ripidi o porte strette sono barriere architettoniche. Vi è poi tutto il capitolo delle barriere sensoriali e cognitive, e di quelle virtuali. Diciamo che c'è molto da migliorare, anche a Cuneo. Il sito web del Comune non è certamente accessibili per chi ha alcuni tipi di disabilità.
D. - Che cosa suggeriresti a chi amministra la città?
R. - Di dedicare molta attenzione al tema, e di sensibilizzare sempre di più anche aziende, enti pubblici e privati.
QUANTI SONO I CITTADINI DISABILI
Nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità –ovvero che soffrono a causa di problemi di salute, di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali –sono 3 milioni e 150 mila (il 5,2% della popolazione).
ETÀ E GENERE DEI CITTADINI DISABILI
Gli anziani sono i più colpiti: quasi 1 milione e mezzo di ultrasettantacinquenni (il 22% della popolazione in quella fascia di età) si trovano in condizione di disabilità e 1 milione di essi sono donne.
DOVE VIVONO I CITTADINI CON DISABILITÀ
La “geografia della disabilità” vede al primo posto le Isole, con una prevalenza del 6,5%,contro il 4,5% del Nordovest. Le Regioni nelle quali il fenomeno è più diffuso sono l’Umbria e la Sardegna (rispettivamente, il 6,9% e il 7,9% della popolazione). Lombardia e Trentino Alto Adige sono, invece, le Regioni con la prevalenza più bassa: il4,1% e 3,8% rispettivamente.
NUCLEI FAMILIARI DEI CITTADINI DISABILI
Il 29% delle persone con disabilità vive sola, il 27,4% con il coniuge, il 16,2% con il coniuge e i figli, il 7,4% con i figli e senza coniuge, circa il 9% con uno o entrambi i genitori, il restante 11%circa vive in altre tipologie di nucleo familiare.
QUALI TIPOLOGIE DI LIMITAZIONI FUNZIONALI
Un aspetto rilevante per le condizioni di vita degli anziani è costituito dalla tipologia di limitazioni funzionali e dal livello di riduzione dell’autonomia personale a provvedere alla cura di sé (lavarsi, vestirsi, mangiare da soli, ecc.) o a svolgere le attività domestiche quotidiane (preparare i pasti, fare la spesa, usare il telefono, prendere le medicine, ecc.)3.
Nella popolazione di 15 anni e più
- il 2% ha gravi limitazioni nella vista,
-il 4,1% nell’udito
- il 7,2% nel camminare
La capacità di spostarsi liberamente è molto limitata tra le persone con disabilità. I dati sulla mobilità, relativi al 2019,mostrano che solo il 14,4% delle persone con disabilità si sposta con mezzi pubblici urbani, contro il 25,5% del resto della popolazione. Tali differenze variano molto con l’età. Tra gli individui di età compresa tra i 15 e i 44 anni,utilizza il trasporto urbano il 26,3% di coloro che soffrono di limitazioni e il 29,6% di coloro che non ne soffrono; se si considerano gli ultrasettantacinquenni le corrispondenti percentuali sono 7,2%e 24,6%. Nel caso dell’utilizzo del treno, le differenze sono ancora più marcate.
VIOLENZA SULLE DONNE CON DISABILITÀ
La violenza fisica o sessuale subita dalle donne raggiunge il 31,5% nell’arco della vita, ma per le donne con problemi di salute o disabilità la situazione è più critica. La violenza fisica o sessuale raggiunge il 36% tra coloro che dichiarano di avere una cattiva salute, il 36,6% fra chi ha limitazioni gravi.
PARTECIPAZIONE SCOLASTICA DEGLI STUDENTI CON DISABILITÀ
Sul fronte scuola e disabilità, l'ISTAT rileva che nell’a.s. 2019/2020 gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane sono quasi 300 mila, oltre 13 mila studenti in più rispetto all’anno precedente. Questi alunni sono stati presi in carico da circa 176 mila insegnanti di sostegno, 1,7 per ogni insegnante;si deve però evidenziare come il 37%non abbia una formazione specifica.
Particolarmente carente è il numero di assistenti all’autonomia e alla comunicazione nel Mezzogiorno: il rapporto alunno/assistente è pari a 5,5, con punte massime in Campania e in Molise (oltre 13 alunni per assistente). La presenza di assistenti aumenta nelle regioni del Centro e del Nord (4,4) raggiungendo i livelli più alti nella Provincia Autonoma di Trento, in Lombardia e nelle Marche, con un rapporto che non supera la soglia di 3,1 alunni per assistente.
Le politiche e gli interventi per l’integrazione scolastica scontano ancora la carenza di strumenti tecnologici: la dotazione di postazioni informatiche è insufficiente nel 28% delle scuole. Il livello di questa carenza diminuisce nel Nord, dove la quota scende al 24%, e aumenta nel Centro e nel Mezzogiorno, dove sale rispettivamente al 29%e al 32%.
Altro aspetto critico riguarda la presenza di barriere architettoniche: solamente una scuola su 3 risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria. Nel Nord del Paese si registrano valori superiori alla media nazionale (36% di scuole a norma) mentre il dato peggiora, raggiungendo i livelli più bassi, nel Mezzogiorno (27%). La regione più virtuosa è la Valle d’Aosta, con il 63% di scuole accessibili, di contro la Campania si distingue per la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche (21%). Le maggiori difficoltà di accesso sono incontrate degli alunni con disabilità sensoriali: sono appena il 2% le scuole che dispongono di tutti gli ausili senso-percettivi destinati a favorire l’orientamento all’interno del plesso e solo il 18% dispone di almeno un ausilio. Anche in questo caso sul territorio si delinea un chiaro gradiente Nord-Sud: la quota diminuisce progressivamente, passando dal 22% delle regioni del Nord al 14% di quelle del Mezzogiorno.
Le opportunità di partecipazione scolastica degli alunni con disabilità sono state limitate a causa della pandemia che ha reso necessaria la didattica a distanza. Tra aprile e giugno 2020, oltre il 23% degli alunni con disabilità (circa 70 mila) non ha preso parte alle lezioni (gli altri studenti che non hanno partecipato costituiscono invece l’8% degli iscritti).
QUANTI CITTADINI CON DISABILITÀ LAVORANO
Nel nostro Paese, norme dirette a favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità esistono da tempo; la principale è rappresentata dalla Legge 68/99 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. che ha introdotto l’istituto del collocamento mirato, superando il precedente collocamento obbligatorio che si configurava come un mero strumento risarcitorio nei confronti delle persone con gravi problemi di salute. Malgrado questa lungimirante normativa,resta rilevante lo svantaggio, nel mercato del lavoro, delle persone con disabilità. Infatti, nel 2019, considerando la popolazione tra i 15 e i 64 anni, risulta occupato solo il 32,2% di coloro che soffrono di limitazioni gravi contro il 59,8% delle persone senza limitazioni.